Synth Cafè intervista: Lucio Leonardi (Photographs.)

Lucio Leonardi è un musicista siciliano trapiantato a Roma da 3 anni. Ed è da qui che inizia il suo ultimo progetto, PHOTOGRAPHS., dopo vari progetti con gruppi di varie estrazione musicale, dal prog al post metal, al rock psichedelico, e dopo il suo primo progetto solista a nome CLONES THEORY, dove tra il 2013 e il 2014 ha dato sfogo alla sua voglia di far riviver sotto chiave moderna la dark wave che era in lui . Con PHOTOGRAPHS. Cerca di spingere oltre la sua voglia di far convivere insieme tutte le sfaccettature di sound e genere che l’hanno accompagnato nel corso della sua vita musicale. Dopo varie sperimentazioni giunge alla pubblicazione di 4 ep “MVMNT”, tutti strumentali, forti di atmosfere cupe, e rarefatte e batterie prese in prestito dalla idm e glitch music più pesante. Il primo album sulla lunga distanza esce autoprodotto, nel maggio del 2017, a nome EKKLESIA, dove inserisce la voce sopra le macerie di cupe sonorità con cui caratterizza il suo sound da sempre. Dopo altri 2 album interamente strumentali dove affina la sua tecnica di scrittura e di registrazione, arriva a ALMA MATER, suo ultimo lavoro, dove compone 8 tracce, cupe, distorte, ma melodiche e dove si fa forte dei magnifici testi di GIANPIERO DE FILIPPO. L’album esce sotto l’etichetta DISORDER REC, che ne cura la promozione e che nel mese di maggio farà uscire un altro album composto da 8 tracce contenenti 8 remix di ogni traccia dell’album principale, fatti da vari producer in giro per l’Europa. A maggio inizierà anche il suo primo piccolo tour. La sua voglia di suonare e comporre non si arresta, ha già pronto un altro ep… stay tuned.

S.C.: Parlaci un po’ delle tue esperienze passate e del perché hai deciso di proseguire la tua carriera in solitudine.

L.L.: Ciao ragazzi, allora, suono da quasi 20 anni ormai, ho avuto vari gruppi nel mio percorso ma me ne ricordo soprattutto 3, mens alio dove dipanavamo melodie psichedeliche sospese tra passato e presente, cave of spleen dove spaccavamo i muri della sala prove con onde maligne di post metal misto a black depressivo e Outcircle, ultimo progetto prima della chiusura al solismo, dove creavamo strutture complesse figlie del miglior prog italiano e non, unite al cantautorato italiano. In tutti i progetti cantavo e suonavo i sintetizzatori ed il piano ed ero fautore della maggior parte della musica tranne negli Outcircle dove il processo di scrittura era totalmente diverso. Poi dissi basta. Perché? Perché avevo rotto dei rapporti che si rompevano a causa di litigi interni a volte senza motivo; un gruppo è come avere una donna d’altronde! (ride) Così nel 2012 così ho iniziato a pensare ad un mio progetto solista dove me la suonavo e me la cantavo da solo e non dovevo dare conto a nessuno!

S.C.: Come nasce un tuo brano? hai immagino un tuo modus operandi.

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Lucio Leonardi

L.L.: Facile, mi siedo, parto principalmente dalla batteria o da un giro di pad, prima però cerco un suono che mi piace tra i presets della macchina che ho sottomano (no, non creo suoni da zero, eresia vero?) lo modifico però, e proseguo… A volte cestino dopo un primo entusiasmo, e ricomincio da capo… finché non esce pian piano qualcosa che mi emoziona… Ho migliaia di progetti iniziati e mai proseguiti, lasciati lì a marcire.

S.C.: Come proseguirà il progetto Photographs.? Quali sono le tue mosse per il futuro?

L.L.: Sinceramente non lo so, probabilmente creerò tanta nuova musica, mi evolverò, cambierà e forse tra 5 anni sarà un progetto di pura ambient sperimentale oppure un progetto pop elettronico, ma sempre bello triste, sia ben inteso. Per adesso vorrei suonare live, ma la scena italiana live non è delle migliori purtroppo.

S.C.: Come vedi l’odierna scena musicale?

L.L.: Eh beh, come la vedo? Malandata, tutta la roba interessante sta proprio in fondo, mentre la schifezza è a galla. I locali non fanno suonare più ciò che non conoscono, ed è quello il male: i locali che dicono portami un po’ di gente e ti offro la cena, non ti pagano e pretendono che non ti lamenti. È come dire: fai venire l’idraulico per sistemare un tubo e non lo paghi! Purtroppo è difficile emergere anche, le etichette stesse si parano il culo, vogliono che tu abbia già un gran seguito prima di scritturarti sotto la loro ala. Cioè è un discorso lunghissimo, troppe cose che non vanno, e la musica ormai o la fai con vera passione oppure molli subito, perché di soldi non se ne vedono manco lontanamente.

S.C.: Parliamo un pò di strumenti: in tutto questo tempo quali sono gli strumenti che hai amato di più? Ti ho visto comprare e rivendere in continuazione. Hai trovato il tuo setup ideale?

L.L.: (Risata) Dai ultimamente mi sono un po’ calmato! Lo strumento che ho amato di più? Il Prophet 08… bellissimo, limitato, ma con un suono stupendo.

No, non ho trovato il mio setup ideale, e mai lo troverò, mi piace cambiare, sfruttare un synth, farci uno o due album e poi cambiare… a breve cambierò il sub 37, avvisati!! Ahah

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Lucio Leonardi

S.C.: Qual’è il tuo strumento preferito al momento?

L.L.: Il Pro2 Dave Smith: un monofonico parafonico, che poi è quasi un polifonico a 4 voci data la sua struttura particolare interna, grandioso, dal suono bellissimo, e dove poterci uscire suoni unici, che nessun altro synth può emulare.

S.C.: Di solito, come procedi alla stesura di un brano? da che idee parti? ultimamente stai lavorando molto sulla voce. Devo ammettere che i risultati sono davvero belli.

L.L.: A volte sento un brano che mi piace, di qualche artista che amo, provo a copiarne la parte melodica o le drums, e ne esce qualcosa che poi va da tutt’altra parte! Oppure ho un idea notturna, mi sveglio, scendo dal letto , e inizio a suonare, con la mia compagna che mi maledice perché seppur avendo le cuffie il ticchettio della tastiera di notte è alquanto fastidioso a quanto pare! La voce è stato da sempre parte integrante del mio modus espressivo, l’ho messa da parte per un po’ ma non mancherà più ve l’assicuro… comunque grazie mille!

S.C.: Oltre ad essere una persona che è partita studiando pianoforte, ho notato che lavori molto sulle parti percussive e ritmiche dei brani. Lavori molto con il sequencer o preferisci l’editing audio?

L.L.: Entrambe le cose, Digitakt e tutte le Elektron sono dei piccoli mostri per creare robe complesse senza andare a fare taglia e cuci sul computer! Macchine avanti anni luce, e non sono difficili, secondo me chi lo dice è perché ha proprio poca voglia di capire una macchina che è lontana un bel po dalla classica drum machine alla 808. Quindi, faccio una drum, la butto nel computer e vedo cosa ne esce mettendo qualche effetto a caso, di solito bel distorsore o Effectrix, (Sugarbytes n.d.r), plug in indispensabile per me.

S.C.: C’è stato un momento dove avevi praticamente tutte le “scatolette svedesi”.

L.L.: Purtroppo no, le ho avute tutte ma a due a due, tranne le ultime MkII e l’ultimo Digitone che però vorrei avere al più presto!! (ride)

S.C.: Com’è la scena musicale romana?

L.L.: Come quella siciliana, come quella calabrese, come quella milanese, come quella italiana… ‘na cacca. Ho detto tutto! (ride)

S.C.: Oltre la musica c’è anche la fotografia, giusto?

L.L.: Giustissimo! Aggiungerei anche la grafica che mi consente di avere la totale padronanza anche del lato grafico del mio progetto.

Grazie mille dell’intervista e vi rimando alla mia pagina Bandcamp per ascoltare tutti i miei album sinora pubblicati e alla mia pagina Facebook , perché un mi piace in più non guasta mai e soprattutto per tenervi informati su ciò che farò in futuro, se vi va ovviamente! 😁

Un Grazie a Lucio Leonardi

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